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“Chi unirà i riformisti?”

Pubblicato su da AlBe

Il ruolo dei liberalsocialisti

di Claudio Martelli

L’appello di Marco Bentivogli e di Andrea Bernardi - “Unire i riformisti”- è stato scritto quando, sebbene agonizzante, c’era ancora il governo giallorosso e il PD di Zingaretti indicava in Conte il leader di tutti i progressisti legando il proprio destino ai 5 Stelle. L’appello si rivolgeva a singole personalità di area liberaldemocratica dentro e soprattutto fuori dal PD, a diverse associazioni e segnatamente ai partiti di Calenda, Bonino, Renzi più Europa e ai socialisti liberali invitandoli a superare veti, preclusioni, divisioni per dar vita a un’associazione alternativa alla destra ma anche al connubio gialloverde. Nell’intervallo tra l’invito e la convocazione dell’incontro che si è poi svolto il 21 marzo scorso molto se non tutto è cambiato.
Conte, sfiduciato da Renzi, anziché cercare una soluzione politica si è messo a mercanteggiare transfughi perdendo il controllo della situazione e la guida del governo. Mattarella e Draghi hanno formato un governo di unità nazionale per domare la pandemia e far ripartire il paese, Zingaretti incolpando le correnti del suo fallimento si è dimesso e al suo posto è stato eletto Enrico Letta.
Sarà lui a unire i riformisti?
La domanda sorge spontanea dopo aver ascoltato il discorso di insediamento del nuovo segretario del PD. Invertendo le priorità del dimissionario Zingaretti, Letta vuole ri-costruire un’alleanza di centro sinistra cominciando da Speranza, Bonino, Calenda, Renzi, i Verdi. Poi, “con attenzione e rispetto”, dialogherà coi 5 Stelle una volta che l’ex premier Giuseppe Conte ne avrà assunto la guida. L’impressione di una riedizione dell’Ulivo – con Grillo al posto di Bertinotti – è suggerita dal rifiuto di leggi elettorali proporzionali e dalla volontà di tornare al sistema per tre quarti maggioritario del Mattarellum. La premessa di tutto per Letta è “un nuovo PD, progressista nei valori, riformista nel metodo, radicale nei comportamenti”. In sintesi - per quel che resta di questa legislatura - “il governo Draghi è il nostro governo” mentre la prospettiva per le prossime elezioni è quella di un PD “motore e leader della coalizione di centro sinistra” che – scommette Letta – sconfiggerà il centrodestra di Salvini e della Meloni.
Al netto di coloro che, come chi scrive, per convinzione e per calcolo preferisce una legge elettorale a doppio turno, l’approccio di Letta è piaciuto anche ai riformisti che pochi giorni fa hanno partecipato a una lunga e serratissima maratona. Tuttavia, se non si vuole ripetere l’ esperienza dei cespugli al tempo di Prodi, sarebbe buona cosa, mentre Letta si dedica a recuperare il PD al riformismo, che quanti si vogliono liberal democratici o social democratici accelerassero la loro marcia di avvicinamento definendo principi, obiettivi e strumenti di un riformismo moderno capace di riallineare l’Italia alle grandi nazioni europee.

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