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Le parole dell'immigrazione

Pubblicato su da AlBe

di Piero Cegna 

Migrante irregolare

Si tratta di una persona che entrata nel paese senza un regolare controllo alla frontiera, oppure che è arrivata regolarmente ma a cui è scaduto il visto o il permesso di soggiorno.
In ambito europeo è stata seguita una risoluzione del Consiglio d’Europa (n.1509 del 2006- Human Rights of Irregular Migrants) che dice di non usare l’aggettivo “illegale”, ritenuto poco consono a indicare una persona. Il glossario “Migrazione e Asilo” di European Migration Nerwork non contempla la voce ‘clandestino’, perché il termine più corretto è migrante irregolare, che quindi include nuovi immigrati (36%) o overstayers con permesso scaduto (64%).

Richiedente asilo

Si definisce così una persona che ha richiesto di essere riconosciuto come rifugiato (o altra forma di protezione) e che è in attesa del responso. I richiedenti asilo solitamente entrano nel territorio in modo irregolare, ma dal momento in cui presentano la richiesta sono regolarmente soggiornanti, e quindi non possono essere definiti irregolari o clandestini.

Profugo

Un profugo è una persona scappata per ragioni di sopravvivenza, solitamente a causa di guerre o conflitti, ma che non rientra nella categoria di rifugiato. Spesso il profugo è interno, ovvero nel suo stesso paese.

Rifugiato (Unhcr)

In termini generici il rifugiato è una persona che è scappata dal proprio paese per cercare protezione in un altro. L’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr) riconosce come rifugiati coloro che rientrano nei criteri stabiliti dal loro statuto. Questi sono dunque titolari della protezione che l’agenzia Onu può offrirgli. Altra cosa è il riconoscimento dello status di rifugiato da parte di un paese membro della convenzione di Ginevra del 1951.

Status di rifugiato

È la prima e più importante forma di protezione internazionale, e può essere riconosciuta a un richiedente asilo da uno stato membro della convenzione di Ginevra del 1951. La convenzione definisce il rifugiato come:
[…] chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato - Art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951.

Protezione sussidiaria

È anche questa una forma di protezione internazionale, prevista dal diritto dell’Unione europea e di conseguenza da quello Italiano. Si tratta di una protezione aggiuntiva che viene riconosciuta a chi non rientri nella definizione di rifugiato. Il decreto legislativo 251/07 definisce il titolare di protezione sussidiaria come una persona:
[···] nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, […] correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese - Decreto legislativo 251/2007

Il danno grave definito dal decreto si configura nel caso in cui il richiedente abbia subito una condanna a morte, sia stato vittima di tortura o altra forma di pena o trattamento inumano, abbia subito la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato.

Protezione umanitaria

Questa era una forma di protezione nazionale, prevista dall’ordinamento italiano nel testo unico sull’immigrazione. Veniva concessa nel caso in cui, pur in assenza di requisiti per accedere alla protezione internazionale, fossero comunque presenti seri motivi umanitari tali da rendere la persona meritevole di tutela. Questa forma di protezione è stata abrogata con il decreto sicurezza a ottobre del 2018, ed è stata sostituita con nuove ipotesi di rilascio di permessi di soggiorno per protezione speciale o casi speciali.

Clandestini

Il termine non esiste né nelle definizioni internazionali né nel Diritto dell’Unione europea. Si è diffuso in Italia da quando la legge Bossi-Fini introdusse alcune disposizioni contro le immigrazioni clandestine. Si distingue dalla migrazione irregolare in quanto riguarda solo coloro che abbiano violato le regole sull’ingresso nel territorio e non abbiano alcun titolo legale per rimanervi. Dunque non riguarderebbe né i richiedenti asilo né chi l’asilo l’ha ottenuto.

Migrante economico

È una persona che si è spostata dal suo paese di origine per migliorare le sue condizioni di vita, cercando un lavoro. Il termine viene spesso usato per distinguerli dai rifugiati. Previsti 200 milioni i migranti climatici entro il 2050, secondo alcune stime

Migrazione forzata

Si tratta di una migrazione che deriva da una minaccia alla propria sopravvivenza, indipendentemente che sia causata dall’uomo o da fenomeni naturali. Il migrante forzato oggi non è riconosciuto internazionalmente alla stregua di un rifugiato, tuttavia il tema è sempre più all’ordine del giorno, soprattuto a causa del cambiamento climatico. Lo studio più noto parla di 200 milioni di “migranti ambientali” entro il 2050, ma l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) considera stime molto variabili (da 25 milioni a 1 miliardo di potenziali migranti ambientali).

Sembra che alla fine del 2020 gli stranieri irregolari fossero circa 670 mila (un numero secondo solo alla grande sanatoria del 2002 quando emersero oltre 700 mila stranieri irregolari), con un conseguente incremento della quota di lavoratori domestici in nero.

Di certo a fine 2018 gli stranieri irregolari da paesi terzi erano calcolati in 530 mila senza o con permesso di sogiorno non inn regola, di cui, secondo una stima di Assindatcolf, tra i 150mila e i 200mila impiegati in nero come colf, badanti e baby sitter.

Il blocco degli ingressi, che ha di fatto attuato un blocco degli ingressi di forza lavoro aggiuntiva stabile in Italia (stagionali a parte), da una parte ha indotto molti migranti economici a percorrere la via della domanda d’asilo (aumentando così i rigetti e creando maggiore irregolarità) e dall’altra ha lasciato scoperto un bisogno crescente di assistenza domiciliare da parte delle famiglie italiane, già trascurate nella programmazione degli ingressi di lavoratori stranieri anche prima del 2011.

Si sta diffondendo in questi giorni un nuovo modello uniforme di autorizzazione al soggiorno dei cittadini di Paesi terzi, che in particolare precisa la raccolta informatizzabile dei dati e degli elementi biometrici primari e secondari (foto e impronte digitali doppie).

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